Avete presente quando i meccanici si sono trovati davanti auto con un sacco di elettronica? Ecco, i loro attrezzi non erano più adatti all’occasione. Sono andati benissimo, perfettamente, per decine di anni. Hanno sistemato carburatori per una vita ma ora, beh, non ci sono più i carburatori.
Qui il discorso, parafrasando, è esattamente il contrario. Arriva uno che passa dall’elettronica al carburatore. Da complicati meccanismi che spaventano il comune mortale a chi invece presenta poche, semplici istruzioni per l’uso.
Io, che non l’ho votato, capisco Grillo. Dice cose semplici. Lo fa in modo semplice. Pure troppo semplice, e tutta questa semplicità spaventa e disarma che vive di cose complicate come i mercati finanziari. Dice anche tante cazzate, IMHO, tra alcune cose giuste, ma tutte queste cose, cazzate o giuste, sono maledettamente semplici.
Si comporta in modo semplice (che no vuole dire: “senza sfarzo”: vuol dire che la sua vita privata e quella pubblica cerca di farle coincidere, a partire dal linguaggio).
Bersani è in sé anch’egli uno semplice, ma nel suo mestiere non sa aggiustar carburatori e farla semplice. E’ uno che beve una birretta da solo al bar mentre scrive i discorsi a penna, ma che poi organizza conferenze stampa, tavoli progettuali, alchimie di congressi e manda segnali e fa parlare i suoi, e tutto il bagaglio della – solita – politica tradizionale, quella di tutto il mondo, per capirci. Ma, secondo me, sbaglia. Grillo non lo seguirà mai fino a lì.
Tipo che se vuole, e ci crede, deve seguire lui la semplicità di Grillo. Tipo che domani dovrebbe prendere il treno, da solo, scendere a Sant’Ilario, farsi quattro passi tra la gente, i curiosi e i fotografi (occhio che è in salita, si metta scarpe comode) e suonare il citofono. Ecco. Se si convinceranno a non mandare a puttane il Paese, lo potranno fare, prima e meglio, nell’orto e non in Parlamento.
Orto
Governo
Un governo c’è, ancorché dimissionario, e se non se ne può fare un altro (nessuna maggioranza possibile) e non si può andare a votare ancora rapidamente (semestre bianco fino a fine maggio, almeno): allora teniamoci questo. Tanto abbiamo finora visto che il concetto di ordinaria amministrazione è talmente vasto che arriva a comprendere anche l’adozione di decreti-legge e di tutti gli atti di governo necessari. Allarghiamone ancora un po’ il significato ed avremo un esecutivo quasi pienamente funzionante
Nel frattempo il Partito Democratico ha la possibilità, con la maggioranza assoluta alla Camera, di dettare l’agenda politica per i prossimi sei mesi. Può imporre all’esame del Senato tutto quello che vuole: riforme costituzionali, riforme elettorali, leggi anticorruzione, sul conflitto d’interessi, sull’assetto dei media, sulla giustizia e via dicendo.
Non più di sei mesi, certamente. Il nuovo inquilino/La nuova inquilina del Colle, preso atto dell’impossibilità di formare un governo, dovrà sciogliere le camere e rimandare tutti a votare, ma non certo prima di settembre. Ma dal 15 marzo al 15 giugno, volendo, una riforma costituzionale ed una legge elettorale può anche essere tranquillamente proposta e approvata alla Camera. A quel punto chi si opporrà, dovrà prendersi le proprie responsabilità nelle urne.
Elezioni
Mi piace andare a votare. C’é quel clima di festa laica nei seggi di provincia dove, bene o male, ci si conosce tutti. Ogni due anni circa è l’occasione per incontrare qualcuno che non vedi da un po’, e si stupisce della tua seconda figlia, di cui non era a conoscenza, e stropiccia i capelli al tuo primogenito che ha passato il metro. E sorrisi e strette di mano. E saluti al finanziere di turno. E quel rito che si conosce bene, anche se non emoziona più come quando eravamo poco più che ragazzini. E anche se ora ci sembra meno importante, che con l’età viene la disillusione, ci piace ritrovare tutti quei gesti messi in fila indiana: carta d’identità, tessera, schede, cabina, riconsegna, si imbuca et voilà: il signor Gianotti ha votato. Si esce comunque carichi di soddisfazione.
Grazie a tutti coloro che hanno votato o voteranno: indipendentemente dalla vostra scelta, vuol dire che vi siete un pochino presi cura anche di me, come io di voi.